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Internet è il postino dei nostri tempi che nessun cane azzannerà.

Mario Muratore
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin ( 17/04/2011 , linkato 5486 volte)
Perche’ non urlate, milioni di stelle?
Perche’ tu, luna, non spegni i tuoi raggi d’argento?
Perche’ onde del mare, non vi infrangete piu’?
Ti cerco nei silenzi del mio cuore,
nella mia tristezza, nel mio dolore,
non riesco a cancellarti, maledetto amore
e negli abissi del mio cuore
non riesco a distruggere l’immagine di te…
ma mentre tu mi hai gia’ dimenticata,
io ti dedico ancora ogni mio respiro…

(Rosaria Mennillo)

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Di Rosaria Mennillo ( 17/04/2011 , linkato 3586 volte)
Sei comparso nella mia vita
vestito di fiori,
mentre il sole ci baciava
e diventava nostro complice.

Tu e la primavera foste in quel momento
una cosa sola, mentre musiche melodiose
incantavano il mio essere.

Ti ho sfiorato con la mano i capelli,
ripetendo il tuo nome per non scordarlo,
anche se era gia’ scolpito
nella mia mente e nel mio cuore…

Sei stata l’infinita memoria del mio amore,
ed ora e’ rimasto solo il tuo viso,
che luminoso e ridente
compare e si allontana,
nell’acqua scura
dell’onda che si perde…..

(Rosaria Mennillo)

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Di Rosaria Mennillo ( 09/01/2010 , linkato 166 volte)
Ti ho scelto fra tanti, amore della mia vita,
nella calda estate, che mi conduce a te …
ti ho scelto nel sole, tra i fiori odorosi,
e oggi per me e’ sempre primavera…

Ti ho scelto nelle notti di pioggia, nell’eco
del vento, che sussurra il tuo nome,
in una canzone, che mi dona gioia
e mi fa vibrare…

Ti ho scelto nei colori dell’arcobaleno,
nel volo dei gabbiani, nelle nuvole,
che screziano il cielo, nell’universo,
ai margini di mondi senza confini…

Ti ho scelto nell’anima della mia anima,
per sempre…..

(Rosaria Mennillo)

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Di Rosaria Mennillo ( 19/12/2008 , linkato 216 volte)
Passa il tempo sui nostri giorni,
che oggi ci vede complici,
ognuno cercando l'anima dell'altra.

Pensieri mai tradotti in parole,
ma letti chiaramente nei nostri
sguardi muti.

Amica cara,
se un giorno il buio ti farà paura,
allunga la tua mano,
e troverai la mia.

(Rosaria Mennillo)

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Di Rosaria Mennillo ( 08/06/2008 , linkato 243 volte)
Mi perdo in grigi momenti,
mentre illusioni e sogni sfioriscono,
come il tramonto dorato
svanisce all'orizzonte.

Il mio infinito dolore è tale
che piangono con me pianeti, stelle
e tutto l'universo.

Ti maledico, mentre frugo tra le ceneri
del desiderio, tra le macerie del tempo,
alla ricerca dei nostri giorni felici.

Mentre spledono nella sera
i miei sogni perduti, la mia anima muore,
perchè per morire basta un addio.

(Rosaria Mennillo)

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Di Gino Capasso ( 23/11/2007 , linkato 1353 volte)
Amin era un giovane arabo che studiava all’università con profitto. Era proprio un bravo ragazzo e i suoi genitori erano fieri di lui. La sua non era una famiglia ricca ma vivevano bene pur con tante attenzioni. Molto religiosi, erano attenti alle regole della loro fede. Allah, Maometto, erano adorati e il Corano, la Sunna, il Ramadan, le preghiere erano scrupolosamente, con devozione e convinzione, rispettate ed eseguite.
Amin era anche un bel giovane, forte e buono, con lineamenti delicati e dolci e aveva tanti amici con i quali passava il tempo libero allegramente e serenamente.
Un giorno fu avvicinato da un uomo con una lunga barba bianca, di aspetto ieratico e caratterizzato da una forte personalità che parlava con fare suadente ed esprimeva pensieri profondi che attraevano gli uditori. Un santone. Amin fu conquistato dall’uomo e spesso si intratteneva a parlare con lui ed anzi, accettò un suo invito ad andarlo a trovare nella sua abitazione. La casa dell’uomo era quasi un santuario con libri di tutte le religioni, foto di giovani ai muri ed altri simboli della religione islamica. Le chiacchierate con l’uomo erano interessanti e si affrontavano tanti problemi. Così si parlò di economia, di socialità, poi di guerra, poi della situazione degli arabi, dei palestinesi, poi degli ebrei e dei cristiani. E così si arrivò alle lotte fra israeliani e palestinesi, fra talebani e americani e si affrontò anche la guerra dell’Irak. E infine il terrorismo e l’uomo sempre calmo nei suoi discorsi comincio ad infiammarsi nello spiegare ad Amin che la lotta contro ebrei, arabi traditori, occidentali era un lotta santa e che tutti i mezzi erano giusti per raggiungere la vittoria e guardando le foto dei giovani si alzò e s’inchinò verso di loro. Quelli sono degli eroi che si sono immolati per la loro fede e sono ora nel Paradiso degli Eroi e Martiri. Sono giovani morti felici perché hanno dato la loro vita per distruggere il nemico. Essi sono dei kamikaze.
Amin era intontito e frastornato dalle parole del santone. Certo gli arabi ne subivano di torti e di ingiustizie. Come ci si poteva difendere dalla grande potenza degli ebrei e degli occidentali. Questi dominavano il mondo e affossavano gli islamici. Bisognava combattere solo con gli strumenti che loro potevano avere. Con i giovani che si sacrificavano recando grossi colpi alle potenze straniere e quindi gli attentati, i massacri, anche di innocenti civili e di bambini, erano giusti e da premiare con il Paradiso eterno. Amin si trasformò mentalmente ed idealmente e perse quella razionalità che lo aveva spesso distinto. Non capì che l’integralismo non era un bene e che i paesi integralisti soffocano la libertà e lo sviluppo. Non pensò che nel mondo vi erano milioni e milioni di mussulmani che vivevano in paesi stranieri lavorando con passione e impegno facendosi così amare e rispettare.
E Amin si preparò a diventare un kamikaze. Fu addestrato, istruito ed essendo intelligente e forte riuscì ben presto ad essere pronto. I suoi genitori tenuti all’inizio all’oscuro di tutto, furono poi informati che il loro figlio si sarebbe immolato per l’Islam. Cercarono di convincere il figlio che la morte non è mai giusta se causa altre morti. Ma niente, il ragazzo fu irremovibile.
E venne il grande momento. Gli fu affidato una missione importante contro un centro commerciale da eseguirsi durante l’ora di punta. Vestito da ufficiale dell’esercito regolare doveva introdursi nel centro e farsi saltare in aria causando distruzione, morti e feriti.
La sera precedente al giorno del sacrificio ebbe le ultime istruzioni e gli fu consegnato il materiale esplosivo e i vestiti e con la benedizione del santone andò a dormire.
Tardò a prendere sonno, era emozionato, domani sarebbe stato il grande giorno, avrebbe compiuto il suo gesto eroico, avrebbe raggiunto nel Paradiso tanti altri giovani che lo avevano preceduto nel compimento del loro dovere.
Il sonno lo prese e si trovò improvvisamente in un esteso campo tutto bianco come se fosse coperto da candide nubi, con alberi bianchi e cespugli bianchi. Tutto era candido. Su questo immenso prato bianco giocavano tanti e tanti bambini anche loro vestiti di bianco che si rincorrevano, davano calci alle palle, spingevano automobiline tutte bianche, facevano girotondo. Ma molti bambini erano privi di una gamba, di un braccio, sembravano ciechi ma correvano come gli altri tanto da non sembrare affatto menomati. Giocavano, sembravano spensierati, ma, notò Amin, non vociavano, non ridevano, non sorridevano. Dove sono capitato? si domandò, che significa tutto questo? chi sono questi bambini?
“Sono tutti i bambini uccisi negli attentati terroristici” disse una voce dolce e melodiosa alle sue spalle. Si voltò è vide una bellissima donna vestita di bianco che lo guardava sorridendo.
“Sono bimbi arabi, indiani, ebrei, cristiani, russi, ceceni uccisi dai kamikaze” continuò la ragazza “e stanno qui in attesa che succeda qualcosa che li liberi e li faccia salire direttamente in Paradiso. Sono ancora attaccati ai loro sentimenti terreni perché la morte è sopravvenuta così improvvisamente che non si sono potuti liberare dei legami che hanno con le loro famiglie e la loro terra. Giocano perché i bambini giocano sempre ma sono tristi e muti. Gli adulti morti negli stessi attentati sono andati nell’aldilà perché loro sapevano che c’era la guerra, gli attentati, erano insomma incosciamente preparati ma i piccoli no, non potevano mai immaginare che un giovane poco più grande di loro, senza alcuna pietà, li ammazzasse senza che loro avessero fatto nulla di male”.
Amin voleva rispondere ma non gli veniva da parlare. Poi balbettò di ideali, di libertà, del Paradiso.. E la ragazza rispose: “Si può e si deve morire per un ideale ma non suicidarsi per esso perché suicidarsi è contro la vita mentre la libertà e gli ideali sono la vita. Chi si ammazza come fanno i kamikaze odiano la vita e non credo che siano degli eroi o dei coraggiosi: forse tirare una cordicella e farsi saltare in aria con tanti altri è coraggio? Sono invece coraggiosi quelli che combattono giorno per giorno per i loro ideali e per la libertà cercando di far proseliti, soffrendo in carcere per anni. Quelli si che sono eroi. Ma esiste davvero il paradiso degli eroi che accoglie i kamikaze che in un solo attimo si sono ammazzati loro e hanno tolto la vita a tanti innocenti? Non credo. E poi Allah tramite i suoi profeti non ha mai parlato di violenza, di morte ma ha sempre inneggiato alla vita”.
Amin si svegliò: aveva sognato. Che strano sogno.
Era ora di andare. Si preparò ed uscì. Una auto militare dell’esercito regolare l’aspettava per portarlo sul luogo della impresa. Il viaggio durò un’ora, scambiò poche parole con l’autista anch’egli vestito da militare. Arrivarono, lui scese ed entrò nel centro commerciale, superò diversi controlli e raggiunse il punto dove c’era il massimo affollamento. C’erano coppie che facevano shopping, mamme con bimbi nei carrozzini, bambini più grandi che correvano, vanamente richiamati dai genitori o dai nonni. Un bimbo si avvicinò ad Amin che anche se vestito da militare non incuteva timore e gli chiese di accompagnarlo dalla mamma. Amin rimase fermo, non rispose al bambino che ora gli sorrideva tendendogli la mano. Doveva tirare la cordicella, doveva proprio in quel momento compiere la sua missione. Ma non riuscì a compiere quell’atto, il bambino lo guardava. No, non poteva, non doveva, non era in grado di uccidere e di morire. Prese per mano il bambino e si avviò a cercare la mamma del piccolo. Poi sentì una musica dolce venire dall’alto, alzò lo sguardo e vide una fila lunghissima di bambini tutti vestiti di bianco che volavano verso l’alto e che sorridevano. Si girò e non vide più il bimbo che teneva per mano ma al suo fianco c’era la ragazza del sogno che gli sorrise e gli disse: “Grazie”.

(Gino Capasso)

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Di Maria Rosaria Pugliese ( 22/11/2007 , linkato 1118 volte)
Buongiorno, signora Patrizia.

Uè Emilio, buongiorno. Come mai alla posta a quest’ora? Avete fatto “filone” al lavoro?

Magari, signora mia, magari. Invece appena mi “spiccio” devo correre all’officina. Il fatto è che stamattina mia moglie non si poteva proprio muovere, I bambini hanno la febbre tutti e due, le bollette sono già scadute da qualche giorno e allora eccomi qua pagarle, se no la “mora” aumenta.

Proprio così, Emilio. Il governo ci sta distruggendo.
Pensate che stamattina mi sono fatta la croce con quasi trecento euro tra utenze e canone della televisione, comunque per i bambini non vi preoccupate è febbre “e criscenza”.


Lo so, ma mia moglie è sempre così apprensiva e a volte fa spaventare pure me.
E vostra figlia come sta? Mò deve essere grandicella la ragazza. Mi ricordo quando l’accompagnavate a scuola, a mano a mano a voi, con la cartella, portava le trecce. Io allora ero giovanotto.

Ah, mia figlia! Sta bene, sta bene… Si è diplomata tre anni fa, però di lavorare non se ne parla proprio…

Effettivamente oggi è difficile per i giovani…

Sì è difficile, però il lavoro non lo cerca neppure. Figuratevi che si è messa in testa di fare l’attrice.

L’attrice?

Sì, è entrata a far parte di una compagnia - la carretta o la carriola - così si chiamano. Tutti giovani come lei. Ogni giorno si vedono per provare, di tanto in tanto fanno qualche spettacolino. Ma io dico: hai un diploma, figlia mia, perché non provi a fare qualche concorso o a cercarti un lavoro, invece di perdere tempo? Voi lo sapete, Emilio, i sacrifici che abbiamo fatto io e il padre per farla studiare e farla sempre comparire.

Come no signora Patrizia e vostro marito che dice di questa situazione?

E che deve dire! All’inizio erano continui litigi tra padre e figlia, poi mio marito si è scocciato di parlare e così sono sempre e solo io a combattere.

Mi dispiace proprio, ma almeno in casa ve la da una mano?

Macchè, non ha mai tempo. E se le chiedete di fare un servizio all’esterno, comincia a sbraitare. Come vedete alla posta in fila ci sto io.
La verità è che questi giovani non si sa mai come pigliarli, in qualunque modo vi comportate, sbagliate. Perciò vi consiglio di goderveli adesso e’ picccirilli, da grandi i figli diventano nemici.


Allora aveva ragione il grande Eduardo?

Chi De Filippo?

Proprio lui. Diceva che i figli sono nostri solo quando sono piccirilli, quando escono da scuola infreddoliti, con il viso rosso e le manine fredde e ci corrono incontro con le braccia tese.

Certo che aveva ragione, quanto aveva ragione…! La vedete, don Emilio, quella signora molto anziana in fondo alla fila, perbene, ma vestita modestamente?

Sì, anzi è capitato un fatto strano… vi volevo chiedere.
Quando sono entrato alla posta, quella signora era l’ultima della fila, naturalmente mi sono accodato, però lei mi ha detto di passare davanti, al suo posto, perché aspettava la figlia. Mentre parlavamo io e voi, signora Patrizia, ho visto che ha fatto passare anche le persone che sono arrivate dopo di me. Lei è sempre l’ultima della fila e dice a tutti, sorridendo, che sta aspettando la figlia.
Voi la conoscete?

No, non la conosco, però tutte le volte che vengo alla posta la trovo qui. Un giorno chiesi ad un impiegato. Mi disse che da anni viene ogni giorno, si mette buona buona in fila, rassegnata, ad aspettare la figlia che non arriva mai…

Voi pensate?

Penso quello che pensate voi.

Possibile che la figlia l’abbia lasciata in fila, dicendole che sarebbe tornata e poi l’ha abbandonata? E se invece la figlia lavorava alla posta, è morta e la mamma viene ad aspettarla in quest’ufficio… ?

Non lo so, però penso che se la figlia lavorava all’ufficio postale, gli impiegati qualcosa saprebbero, che vi devo dire… Può darsi pure che viene qua con la speranza di ricevere una lettera, un telegramma…

Che tristezza!

Emilio, guardate che è arrivato il vostro turno, affrettatevi.

E’vero, arrivederci signora Patrizia e auguri per vostra figlia.

Buona giornata e tanti auguri pe’piccirilli.

(Maria Rosaria Pugliese)

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Di Maria Rosaria Pugliese ( 07/11/2007 , linkato 612 volte)


“Quaranta minuti di ritardo! E’ inaudito!
Paghi per viaggiare su un rapido e ti ritrovi su un accelerato!”.

“Non prendertela. Siamo arrivati, ormai, e poi il casinò sta lì, chi lo smuove?”.

“Non capisci? Abbiamo perso quaranta minuti di gioco, meno puntate uguale minori vincite”.

“Perché sei sicuro di vincere?”.

“Eccolo là, il solito menagramo!
Basta, scendiamo e gambe in spalla, ci tocca fare un bel po’ di strada”.

“Mica tanta, ora ci fiondiamo su Campo San Geremia, proseguiamo per…”.

“Nient’affatto. Svoltiamo subito a destra, invece, per le Fondamenta Santa Chiara, superiamo il ponte Scalzi, continuiamo per le Fondamenta, arrivando a Rio Terrà, e, di lì andremo su per la Salizzada e il ponte Guglie”.

“Perché questo giro dell’oca, per arrivare a Cannaregio?”.

“Perché, perché, sempre perchè. Fidati. Questo percorso porta bene, l’ultima volta che l’ho fatto, ho centrato di seguito tre numeri “pieni”, dunque voglio ripeterlo, senza alcuna deviazione”.

“Secondo me, tu sei pazzo. Fino ad un minuto fa, sembravi avere una fretta del diavolo”.

“Certo che sono impaziente, ma i rituali propiziatori vanno rispettati”.

“D’accordo, vada per l’itinerario scaramantico, però prima di arrivare a Cannaregio, voglio fermarmi a mangiare qualcosa”.

“Mangiare? Senti, noi dobbiamo gustare al tavolo verde, non al tavolo del ristorante”.

“Ma, io ho fame!”.

“Ti prometto che, al ritorno, ti offrirò la cena da Montin, fanno un ottimo filetto in salsa rosa. Ti piace il filetto?”.

“Preferirei una pizza maledetta e subito”.

“Non se ne parla neppure!”.

“Comunque, è meglio che i soldi della cena, li tenga io”.

“Che fiducia!”.

“Perché ti sei bloccato, all’improvviso?”

“Vedi quell’uomo fermo all’angolo della calle?”.

“Beh?”.

“E’ un mendicante”.

“Allora?”.

“Porta jella! Porta jella!”.

“Ma è un poveraccio, che non si regge neppure in piedi!”.

“Appunto. Pensa a quanta negatività ha in corpo. Noi gli passiamo innanzi e lui ce la scarica addosso. Dobbiamo aggirarlo a tutti i costi.

Dai, su, infiliamoci nel sottoportègo, sbucheremo sull’altro lato della via”.

“Non ne posso più. Non si mangia e mi stai sottoponendo ad una corvé”.

“Che lagna che sei! Ritorneremo in gondola, va bene? Oppure preferisci il motoscafo che schizza sul Canal Grande?”.

“Preferirei non essere venuto”.

“Stiamo per entrare in una delle case da gioco più belle del mondo e ti lamenti! Non incantarti, mi raccomando, nella sala del Trente-Quarante. Filiamo direttamente alla roulette, in groppa al cavallo”. !

“Quale cavallo?”.

“Accidenti a me, con chi mi sono messo in società! “Le cheval”, “le cheval”! Non ricordi? La combinazione di due numeri attigui, basta beccarne uno per vincere. Perciò, niente “orfanelli”, “gemelli”, o “carré”. “cheval”, solo “cheval”.

“Stai delirando. Tra poco mi chiederai di metterti la mano sul didietro, perché porta bene”.

“Non preoccuparti, non ti chiederò di tastarmi.”.

“Meno male”.

”A proposito di mani, non andare a lavartele continuamente, dopo aver toccato le fiches, porta sfiga”.

“Adesso, basta! Le cheval, la manomorta, il mendicante, la gondola, il filetto rosa! Sono stufo delle tue manie!
Sciogliamo la società!”.


“Ma si, sciogliamola! Sei troppo negativo. Stai allontanando la dea bendata, così come si respinge una lettera al mittente!”.

“Bene, allora ognuno giocherà in proprio”.

“Non solo in proprio, anche all’opposto dell’altro.
Perciò se punterò sul pari, tu scommetterai sul dispari.
E quando allungherò le fiches sul rosso, tu perderai sul nero. Entriamo”.

(Maria Rosaria Pugliese)

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Di Rosaria Mennillo ( 16/10/2007 , linkato 137 volte)

Un oceano di problemi sovrasta la nostra vita,
ma la nostra mente e' forte ed il cuore e' pieno di speranza.
Diamo vita ai nostri pensieri, ai nostri buoni propositi,
e percorriamo le strade del tempo
con quelli che credono nel nostro valore,
e si stringono per mano intorno a noi.

Perche' noi donne siamo un meraviviglioso incantesimo,
siamo il sole che splende nell'azzurro,
siamo un gabbiano rosa che vola alto,
sopra le nuvole,
oltre il confine dei nostri sogni.

(Rosaria Mennillo)

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Di Rosaria Mennillo ( 16/10/2007 , linkato 88 volte)

Sole che brilli ed avvampi con tutta la tua luce,
dai un attimo di vita al mio cuore,
ed in un istante spegni il buio della mia vita,
regalandomi favole magiche,
specchi di cielo,
selvagge foreste ed isole sperdute.

Fa' che una luce sola mi riscaldi,
la luce del mio amore.
Tu, sorgente di vita e di calore,
tu, sovrano dello spazio,
tu, padrone del firmamento,
tu, assurdo e beffardo sole.

(Rosaria Mennillo)

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