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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 14/05/2007 @ 01:27:00, in Convegno 8 maggio 2007, linkato 1362 volte)
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Di Admin (del 06/05/2007 @ 10:38:34, in Iniziative, linkato 289 volte)
Martedì 8 maggio 2007 alle ore 11.00 presso la Sala delle Assemblee del SanPaolo Banco di Napoli in Via Toledo 177, si terrà un convegno sul tema "Sovraindebitamento e problemi della città".
Nel convegno, organizzato dall'Unione Pensionati e dal SanPaolo Banco di Napoli, si discuterà delle attività antiusura e in particolar modo dell'opera svolta dalla Fondazione San Giuseppe Moscati di cui Padre Massimo Rastrelli ne è il principale artefice.
Il convegno vedrà i seguenti interventi:
- Vincenzo Pontolillo, Presidente del SanPaolo Banco di Napoli
- Francesco Vallone, Presidente dell'Unione Nazionale Pensionati del Banco di Napoli
- Franco Salza, Presidente della FAP Credito
- Alberto D'Urso, Segretario Generale della Consulta Nazionale Antiusura
- Paolo Magliulo, Consulente legale Fondazione San Giuseppe Moscati
- Donata Monti, Dirigente ABI
- Aldo Picciolini, Segretario Nazionale ADICONSUM
- Vittorio Carlomagno, Presidente Associazione "Contribuenti.it"
- Massimo Rastrelli S.J., Presidente della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II e Presidente della Fondazione San Giuseppe Moscati
- Coordinatore, Renato Nocilla, Responsabile Fondo di Solidarietà UPBN

Partecipiamo numerosi per testimoniare la nostra solidarietà a chi quotidianamente lotta contro l'usura.
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Accedi al sito dell'UIC (Ufficio Italiano Cambi) per consultare i dati pubblicati trimestralmente in base a quanto previsto all'art. 2 della legge n. 108/1996.

Vai alla rilevazione

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Di Admin (del 11/04/2007 @ 18:59:34, in Fondazione S.Giuseppe Moscati, linkato 451 volte)

DALLA PARROCCHIA AL PARLAMENTO: LA NOSTRA STORIA


La Fondazione San Giuseppe Moscati sorge per la coraggiosa e tenace iniziativa di Padre Massimo Rastrelli, Sacerdote Gesuita e Parroco della Chiesa dell'lmmacolata al Gesù Nuovo di Napoli, che nei primi anni Novanta avvertì l'esigenza di soccorrere i bisogni dei più poveri, andando a monte di alcuni problemi che li portavano sull'orlo della morte fisica e spirituale: l'usura. Scontrandosi con la mancanza di strutture idonee e di leggi adeguate, Padre Rastrelli organizzò il fondo di solidarietà anti-usura, che attraverso un cammino difficile, riuscì ad affermare la propria voce con la costituzione della Fondazione, realizzata l'11 febbraio 1992. In seguito la Fondazione, dopo il riconoscimento Regionale e giuridico, divenne modello cui ispirarsi in tutta Italia, imponendo la propria autorevolezza anche a livello istituzionale con l'approvazione della legge 108/96. Oggi la Fondazione svolge la sua attività in collaborazione con altre 27 Fondazioni antiusura regionali, sorte sull'esempio di quella di Napoli e riunitesi nella Consulta Nazionale delle Fondazioni antiusura d'Italia, di cui Padre Rastrelli è Presidente.

 

PRINCIPI, SCOPI E SERVIZI: COME AIUTIAMO I PIU’ DEBOLI

La Fondazione si propone di promuovere ed organizzare la cristiana ed umana solidarietà, per aiutare le vittime di indebitamenti illegali a sciogliere in modo pacifico il vincolo iniquo che li assoggetta all’usura. Persegue questo fine di redenzione, organizzando responsabilmente le risorse economiche della persona indebitata e, per i casi di accertata povertà, raccogliendo e gestendo il “FONDO DI GARANZIA ANTIUSURA”.
Questo "Fondo", depositato in Banca, consente di ottenere prestiti dagli istituti di credito convenzionati, a vantaggio di quegli indebitati che, pur non avendo risorse per pagare debiti ad usura, hanno tuttavia redditi per pagare, a basso tasso legale, il debito bancario. Per poter accordare un prestito è opportuno, però, che questo preveda un certa restituzione, visto che il fondo di garanzia serve al bisogno del "prossimo", oppresso dalla stessa schiavitù usuraia.
La Fondazione opera attraverso i suoi esperti, tutti volontari professionalmente capaci, che dopo un approfondito colloquio di ascolto, tenuto in giorni prestabiliti, formalizzano le domande di aiuto. Gli interessati sono tenuti a fornire le informazioni richieste, che andranno all'analisi di un Comitato e di un Consiglio per valutarne l'ammissibilità.
Il passaggio successivo vede al lavoro le Banche convenzionate che, verificata l'attendibilità dei dati forniti, proseguono nell'istruttoria e successivamente nell'erogazione del prestito di salvataggio.

 

RISULTATI CONSEGUITI

L'iniziativa di raccolta fondi, avviata da Padre Rastrelli nel 1991, mostra oggi i suoi frutti. In 15 anni di attività, sono state oltre 5.000 le famiglie salvate dall'usura in cui erano cadute. Circa tremila hanno potuto usufruire di un aiuto finanziario pari a oltre 18 milioni di Euro, mentre altre duemila sono state salvate con interventi di consulenza legale e con mediazioni professionali. Madri, padri e figli rimessi in "carreggiata'; rappresentano il risultato di una consolidata esperienza di bene e di amore, che nella forza della condivisione ha trovato il giusto modo di contrastare il terribile dilagare del male, che giorno dopo giorno sempre di più si organizza.

 

DAL MESSAGGIO DEL PAPA

"Cari amici delle Fondazioni Antiusura, la vostra presenza così numerosa mi offre l'opportunità di esprimere il mio vivo apprezzamento per la coraggiosa e generosa opera che svolgete in favore di famiglie e persone colpite dalla deplorevole piaga dell'usura. Auspico che in molti si pongano al vostro fianco per sostenere il vostro encomiabile impegno sul piano della prevenzione della solidarietà e dell'educazione alla legalità “
(Benedetto XVI – Roma. Udienza generale del 23/11/2006)



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Fondazione San Giuseppe Moscati - Fondo di solidarietà antiusura – ONLUS
Via San Sebastiano, 48 – 80134 Napoli  -  Tel. 081.5578194

Questʹanno sostieni insieme a noi la lotta contro l’usura destinando il 5 per mille dell’IRPEF alla Fondazione San Giuseppe Moscati. Compila l’apposita scheda prevista nei moduli per la dichiarazione dei redditi (730, UNICO e CUD), apponendo la tua firma e il codice fiscale della Fondazione San Giuseppe Moscati, nella zona riservata al “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997” (O.N.L.U.S.).

Il codice fiscale della Fondazione San Giuseppe Moscati è: 94096780633

La scelta del 5 per mille non ha alcun costo per il contribuente, ma è invece molto importante per la Fondazione per continuare nella sua opera di sostegno e di aiuto a chi non riesce ad uscire dal tunnel dell'usura.

Coloro i quali fossero interessati ad avere maggiori informazioni sulla Fondazione antiusura San Giuseppe Moscati, possono contattare gli uffici dal lunedi al venerdì, dalle 9 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 18.

Per chi volesse condividere il sostegno offerto in aiuto dei fratelli bisognosi, vittime dell'usura e dell'indebitamento, è possibile effettuare donazioni a favore della Fondazione con:

  • Versamenti su conto corrente postale n. 27539808 intestato alla Fondazione S. Giuseppe Moscati Fondo solidarietà antiusura O.N.L.U.S.
  • Bonifici su conto corrente bancario presso BANCA INTESA n.204341/28 ABI 03069 CAB 03538 intestato alla Fondazione S. Giuseppe Moscati Fondo solidarietà antiusura O.N.L.U.S. senza aggravi di spesa per l'ordinante.
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Mentre lo statalismo socialista è miseramente crollato ed il liberismo capitalista, divenuto selvaggio, sta dimostrando tutti i suoi limiti, all’orizzonte si profila un terzo progetto, costituito dalla finanza islamica, sconosciuto agli stessi specialisti, che potrebbe costituire il modello vincente nel XXI secolo.
Nel 1982 le istituzioni finanziarie islamiche possedevano un capitale che oggi è cresciuto più di cinquanta volte e si avvia, grazie agli introiti del petrolio, a superare i trecento miliardi dollari, con un tasso di crescita superiore al 15% annuo. Una liquidità smisurata che può fare da ago della bilancia nell’economia mondiale.
Essa è fondata su regole apparentemente poco competitive, rispettose dell’ortodossia coranica ed è presente in oltre quaranta nazioni con centinaia di banche, che possono contare sul fiume in piena dei capitali provenienti dal mercato dell’oro nero.
Il Corano considera l’usura (riba) uno dei peccati più gravi che si possano commettere e ritiene vietato (haram) qualsiasi tasso di interesse, un paradigma agli antipodi del concetto di banca occidentale. Non per questo nell’islam i capitali non hanno alcun costo.
La religione proibisce la determinazione a priori della loro remunerazione, ma stabilisce che ai proprietari del capitale vada una quota del denaro prodotto dal suo impiego, percentuale che non si può conoscere in anticipo. Al prestatore viene richiesto di condividere i rischi dell’investimento. Questa circostanza fa si che la banca partecipi in prima persona alle attività produttive e commerciali e sia molto attenta che vadano a buon fine e siano in linea con i principi islamici, una banca etica attenta sia alla corretta utilizzazione del capitale che ai risultati economici.
Una conduzione che sorprende i banchieri occidentali, abituati a lucrare sui capitali e a disinteressarsi completamente a come, da chi e per quale scopo vengano utilizzati.
I principi sui quali si basa la finanza islamica sono semplici e possono riassumersi in poche regole:

1) Qualsiasi pagamento predeterminato oltre e in aggiunta all’importo di denaro prestato è vietato.
2) Colui che presta deve dividere i profitti o le perdite derivanti dall’impresa commerciale nella quale viene investito il denaro.
3) Lucrare denaro dal denaro è contrario agli insegnamenti del Corano.
4) Qualsiasi operazione finanziaria in cui incertezza, rischio o speculazione sono presenti è proibita
5) Gli investimenti devono favorire esclusivamente pratiche e prodotti che non siano contrari agli insegnamenti islamici. Nella civiltà islamica alle attività meramente lucrative viene contrapposta la solidarietà, al tornaconto individuale il benessere sociale.


Una differenza planetaria rispetto alla finanza occidentale, impegnata a perseguire unicamente l’arricchimento individuale e dominata dall’egoismo e dalla ricerca spasmodica del profitto. Soltanto l’attività dell’uomo, secondo Maometto, il biblico sudore della fronte può eticamente e giuridicamente giustificare l’arricchimento.
Con queste coordinate e con il rifiuto dell’usura nel senso più ampio del termine si sono affermate forme di investimento nelle quali l’utile, quale risultato di un’attività d’impresa, è ripartito tra i soci che dividono anche il rischio imprenditoriale.
La finanza islamica presenta certamente dei punti deboli tra cui l’esclusione dal mercato secondario, infatti il divieto di contrattare e concludere investimenti con le banche che praticano tassi di interesse non permette operazioni economiche con il mercato occidentale. Sono altresì ai margini del mercato delle carte di credito.
Sul mercato azionario i petrol dollari scelgono investimenti unicamente su società conformi ai dettati della dottrina, in base ad un listino di titoli (molto ampio in verità) approvato da un comitato di saggi. Non saranno acquistati di conseguenza azioni di aziende che commercializzano carne di maiale o che vogliano produrre bevande alcoliche o costruire una rete di casinò.
A fronte di queste limitazioni alcuni vantaggi sono innegabili come la riduzione dell’inflazione dovuta ad un uso produttivo della moneta ed un attento controllo da parte della banca sugli investimenti. Un approccio al denaro poco noto agli occidentali, che ha avuto un sorprendente riconoscimento con l’assegnazione nel 2006 del premio Nobel per la pace al banchiere bengalese Muhammad Yunus. Un alloro che dimostra lo stretto legame tra pace ed economia, perché una pace duratura nel mondo potrà essere conseguita soltanto quando si sarà riusciti a superare la povertà, che colpisce ancora ampi strati di popolazione e quando sarà vicino a realizzarsi l’auspicio di Yunus: ”Un giorno i nostri nipoti dovranno andare nei musei per vedere cosa fosse la povertà”.
Nato nel Bengala, una delle regioni più derelitte del Bangladesh, Yunus consegue negli Stati Uniti importanti titoli accademici, ma rinuncia ad una brillante carriera di professore universitario in America per tornare nel suo paese e dedicarsi ad aiutare una delle popolazioni più povere del mondo. Immerso nella realtà del suo paese scoprì come le teorie economiche che egli insegnava fossero lontane dalla cruda vita economica del mondo rurale. Si convinse che l’estrema povertà della popolazione non dipendeva tanto dall’ignoranza o dalla pigrizia, quanto dall’inesistente sostegno finanziario. Volle mettere la scienza economica al servizio degli ultimi della terra ed ideò una nuova formula finanziaria: il microcredito.
Cominciò a girare a piedi con i suoi collaboratori il paese villaggio per villaggio, concedendo alla comunità il prestito di pochi quanto indispensabili dollari, per favorire piccole iniziative imprenditoriali. Lentamente si venne a creare un circolo virtuoso con vistose ricadute sull’emancipazione delle donne, invogliate ad unirsi in cooperative che coinvolgessero ampi strati della popolazione.
Il suo primo prestito fu di appena 27 dollari ad un gruppo di lavoratrici di un villaggio che producevano mobili di bambù. Esse producevano per chi prestava loro denaro e ciò riduceva il loro margine di guadagno obbligandole alla miseria.
Nessuna banca tradizionale concedeva prestiti a chi non offrisse garanzie, né vi era interesse per il finanziamento di piccoli progetti con basso profitto ed un rischio potenziale molto alto.
Nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank, per fornire prestiti ai poveri, basandosi sulla fiducia e non sulla solvibilità. Per garantire il rimborso si prestava denaro a più persone, ognuna delle quali era obbligata in solido alla restituzione. Con tale sistema, oltre ad un diffuso microcredito, si sono potuti realizzare moderni sistema di irrigazione e di pesca e soprattutto finanziare piccole imprenditrici donne, sviluppando l’emancipazione femminile in una nazione islamica che riserva al gentil sesso una posizione assolutamente subalterna e dove una vedova o anche una separata sono veramente gli ultimi della terra.
La Grameen ha prodotto una benefica ventata rivoluzionaria nell’interno della stessa Banca mondiale, che ha cominciato ad avviare progetti simili, trasformando l’idea del microcredito in un potente strumento di sviluppo finanziario ed economico in oltre 100 nazioni dall’Uganda agli stessi Stati Uniti, dove viene incontro alle esigenze creditizie delle cospicue fette di povertà prodotte da un sistema capitalistico spietato.
In trenta anni la Grameen Bank ha erogato prestiti a oltre 5 milioni di persone per un totale di 5 miliardi di dollari, con un tasso di restituzione superiore a quello delle banche occidentali. Il fondamentalismo religioso, contrario all’obiettivo di migliorare lo status delle donne, ha cercato nei primi anni di boicottare l’iniziativa, ma ha poi rinunciato davanti ai benefici a pioggia su tutta la popolazione ed ha fatto in modo che nel Bangladesh, dove non funziona niente, i meccanismi di restituzione della banca di Yunus funzionassero come un orologio svizzero.
Il potente messaggio di pace che ci viene da questo straordinario personaggio non può lasciarci indifferenti: la finanza è stata sempre vista col parametro del rendimento, mentre è necessario che una quota delle risorse venga destinata ad iniziative di primaria utilità sociale. La finanza etica è oggi una finalità da raggiungere, sia in Oriente che in Occidente, un sistema che pur rispettando i principi essenziali del credito (trasparenza e vitalità economica) non si renda complice di tutte quelle attività che ostacolano la pace e violano i diritti e le aspettative dell’umanità, quali il commercio delle armi, le produzioni gravemente lesive della salute e dell’ambiente, le attività fondate sullo sfruttamento dei minori e sulla repressione delle libertà civili.

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Di Achille della Ragione (del 01/04/2007 @ 23:20:50, in Saggistica, linkato 1700 volte)

Da sempre attorno all’usura si è manifestata una spiccata avversione, sia da parte dei grandi pensatori laici, che nell’ordinamento delle tre grandi religioni monoteiste.
Aristotele nell’Etica Nicomachea la considerava una categoria morale negativa e riteneva che solo dal lavoro umano, manuale o intellettuale, potesse nascere la ricchezza, mentre quella prodotta dal solo possesso del denaro era dannosa.


La Bibbia prende in considerazione il prestito con interesse, di cui l’usura è un’aggravante, condannandolo.
Questo divieto viene segnalato per la prima volta nel capitolo 22 del Libro dell’Esodo e ritorna ripetutamente lungo tutto l’Antico Testamento dal Levitico al Deuteronomio. Perché sorge questo divieto così perentorio quando nell’antico Oriente e nell’antica Babilonia era presente da sempre con tassi stabiliti per legge: un terzo sul cibo, un quinto sul denaro?
Secondo alcuni storici il motivo è da ricercare nella tradizione di nomadi che caratterizza il popolo di Israele, una condizione nella quale i membri di un clan sono obbligati ad aiutarsi vicendevolmente.
In epoca biblica il prestito interessava essenzialmente il cibo, mentre il credito per attività economiche era completamente sconosciuto.
Il divieto, che ha sempre avuto più di un’eccezione per membri estranei alla tribù e nel rapporto con i pagani, resta immutato quando il clan si trasforma prima in popolo e poi in regno.
Nella tradizione di Israele vi è sempre stata un’istituzione costituita dall’Anno della remissione, perché ogni sette anni si rimettevano i debiti, segno evidente della volontà che nessun debito potesse durare in eterno.
Il nuovo Testamento aggiunge qualcosa di nuovo, di potentemente rivoluzionario, invitando ad aprirsi non solo ai membri dei proprio popolo, ma a chiunque sia bisognevole di aiuto, a qualunque uomo ”vicino, lontano, bianco, nero, ricco, povero, sapiente, ignorante”.
In particolare il divieto viene sancito in un passo del Vangelo di Luca (6, 34s.) Il dettato della Bibbia sostiene poi la riflessione attraverso i secoli del Cristianesimo, che si esprime attraverso i Concili e le parole dei Padri della Chiesa, tra i quali si distingue per il suo alto insegnamento San Basilio.
La Scolastica nel Medio Evo distinguerà due tipi di bene: fruttiferi, come un campo di grano ed infruttiferi come il denaro, la cui capacità di produrre ricchezza è legata alla capacità dell’uomo; in tal modo veniva sottolineato il primato del lavoro sul capitale.
La prima interdizione canonica verso il prestito ad interesse la ritroviamo già nel Concilio di Nicea del 775, in seguito il Concilio di Lione del 1274 espresse una severa condanna della riscossione di interessi a fronte della concessione di un mutuo, qualunque fosse stata l’entità del tasso richiesto e questo divieto ha pesato a lungo sullo sviluppo dell’economia e sul trasferimento del mercato del prestito agli Ebrei.
Non mancarono in quegli anni alcune iniziative sorte nella parte più pura della cristianità, come la nascita dei Monti di Pietà ad opera dei Francescani, nei quali veniva richiesto un interesse, anche se modesto sui prestiti effettuati a soggetti “bisognosi” di aiuto finanziario. Iniziativa che fu aspramente contestata da Domenicani ed Agostiniani, ma che era giustificata dalle spese di gestione.
La possibilità concessa agli Ebrei di prestare denaro ad interesse ai seguaci di altre religioni ha favorito, a partire dal 732 a.C., anno della diaspora, il crescere di attività speculative di tipo parassitario in ogni regione del mondo. Essi cominciarono a prestare denaro a tutti per tutti gli scopi: ai governi per le loro funzioni ed i loro eserciti, ai nobili per i loro lussi, ai piccoli artigiani ed ai poveri contadini per la loro più elementare sopravvivenza, perfino ai Papi! E ciò permise a questo popolo di dare denaro, ricevere denaro, investire denaro ed accumulare una infinita ricchezza.
Agli albori del capitalismo in Occidente la pratica dell’usura si è così legata indissolubilmente alla figura dell’ebreo, costituendo i germi di un odio basato sull’invidia, che si è scatenato ripetutamente e con inaudita ferocia nel corso dei secoli.
Nella prima metà del Cinquecento il sogno degli usurai trovò un potente alleato nella rivoluzione protestante, che nel suo verbo propugnava che la pratica del prestito ad interesse fosse completamente liberalizzata.
La concezione puritana del “guadagno come segno della benevolenza divina” finì col giustificare qualsiasi speculazione, anche la più abietta, purché fosse produttiva di lucro, mentre la teoria della predestinazione, sostenendo che i “premiati dal Signore” lo erano anche in quanto aspiravano alla ricchezza e la conseguivano, rafforzò l’orgoglio del ricco e la consapevolezza di rappresentare un nuovo modello di società, padrone del futuro.
Nello stesso tempo in Italia la Chiesa con il Concilio di Trento aveva annichilito la nascita della borghesia, aveva bollato il profitto come usura ed aveva umiliato lo spirito d’impresa. Si salvò soltanto il Settentrione e parte della Toscana, dove nacquero liberi commerci e la cambiale. Più che in Lutero nell’opera di Calvino vi fu una trattazione particolareggiata del prestito ad interesse, che perse qualsiasi divieto e la cui pratica fu giustificata sempre e comunque. Egli fu il primo ad accettare l’idea che il denaro andava considerato come una merce universale, dotata di vita propria ed in grado di produrre altro denaro.
Una concezione audace e rivoluzionaria alla base della cultura del capitalismo moderno. Il denaro diventa più importante della proprietà della terra, segnando il passaggio da una società feudale ad un’economia basata sul mercato. Il suo pensiero segna una svolta epocale, un punto di non ritorno, perfettamente accettato dall’etica dei nostri giorni.
Il prestito con interesse non viene negato come principio, ma solo quando il tasso richiesto diventa eccessivo. Il denaro che produce denaro, tollerato in diversi casi particolari, diventa ora pratica lecita, nell’illusione che la si possa imbrigliare o proibire quando sembri contraria all’equità.
Nel nostro ordinamento giuridico l’usura è stata annoverata tra i delitti solo a partire dal 1931 con l’introduzione del codice Rocco, nel quale si pose un limite all’interesse che il creditore poteva vantare nei confronti del debitore; di recente una nuova normativa (legge n. 108/8 marzo 1996) ha inasprito le pene a tutela delle vittime dell’usura, mentre il Ministero del Tesoro stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse sui prestiti, tenendo conto dell’inflazione e di quelli applicati delle banche.
A partire dal XIX secolo la diffusione del capitalismo sulle due sponde dell’Atlantico ha dato luogo ad un potere esorbitante in mano ai possessori di immensi capitali.
Oggi l’Occidente si trova in balia di poche ricchissime famiglie che comandano l’industria petrolifera, le banche e, tra le sempre più remunerative attività illecite, il traffico di armi ed il commercio della droga. Della tradizione biblica e delle sue norme morali non rimane traccia ed anche se il divieto del prestito ci pare eccessivo, si fa sempre più viva la sensazione che sia urgente migliorare il mercato dei capitali e che necessiti recuperare la concezione che il valore del denaro dipende dall’attività dell’uomo e che tutto debba essere subordinato alle sue necessità ed ai suoi desideri: una finanza etica che non sia succube del famelico moloch costituito dal dio denaro.

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